Il Torneo Femminile: assolo Uconn

“Sta alle altre squadre giocare meglio, non noi a fare peggio”. Queste le parole di Morgan Tuck che possono riassumere un’altra strabiliante stagione di UConn: le Huskies, infatti, hanno fatto semplicemente quello che da quattro anni stanno facendo alla perfezione senza dar segni di cedimento…le altre, semplicemente, non riescono a contrastarle. Merito di un allenatore, Geno Auriemma, capace di creare quella che a tutti gli effetti possiamo chiamare una “dinastia” che è valsa alla franchigia il soprannome di “Celtics in pony tails” (i Celtics con il codino). Merito soprattutto di un gruppo di giocatrici che ha saputo tramutare in azione le indicazioni del coach della nazionale femminile americana e aggiudicarsi tutto quello che era possibile, dai quattro titoli consecutivi ai premi individuali. A partire dalle tre colonne portanti del gruppo: Brenna Stewart, Morgan Tuck e Moriah Jefferson che da sole hanno messo insieme 151 vittorie, un record nella storia della NCAA. Brenna ha vinto di tutto, dal premio come MVP delle Final Four al 2016 Naismith Trophy , diventando l’unica atleta ad esserne aggiudicata quattro; Moriah si è aggiudicata il 2016 Dawn Staley Award e insieme a Brenna e Morgan sono state nominate nella 2016 All-America Team.
Ma basta con gli elogi. Andiamo a ripercorrere insieme questa “parata trionfale” delle Huskies, iniziando il nostro viaggio dalle Sweet 16 (giocatesi il 26 marzo), dove non sono di certo mancate le sorprese. La parola che meglio potrebbe riassumerle, infatti, è “uspet” che possiamo ben tradurre come “capovolgimenti inaspettati delle gerarchie”. I risultati parlano chiaro: in tutti i quattro lati della griglia che ha portato alle quattro finaliste, le squadre di classifica più bassa hanno estromesso quelle di classifica più alta; e così Syracuse si è imposta sulla prima della sua conference (South Carolina), Standford ha fatto lo sgambetto a Notre Dame; Washington si è liberata invece egregiamente di Kentucky, una vittoria che ha davvero sorpreso tutti; e infine, Tennesse ha beffato Ohio.
UConn si è presentata all’appuntamento con il solito rullino di marcia che al 26 marzo segnava 32 vittorie e 0 sconfitte. Solo Baylor ha fatto meglio in termini di vittorie, ma ha “macchiato” il suo tabellino con una sconfitta contro Oklahoma State per 52 a 45. Le Huskies vantano un altro primato: non perdono in Sweet 16 dal lontano 1996 quando non esisteva nemmeno Facebook e a superarle fu Georgia. Da quel giorno, 84 squadre hanno incontrato UConn e sono uscite sconfitte dal terreno di gioco; Missipi State, al suo debutto assoluto in queste Sweet 16, è diventata l’ottantacinquesima. Nonostante, infatti, le Buldogs abbiano mantenuto la maggior parte delle avversarie sotto i 55 punti in tutta la regular season, le ragazze di coach Schaefer hanno scoperto che una cosa è guardare le Huskies in video… tutt’altra trovarsele davanti dal vivo e rimediare un 98 a 38 che lascia spazio a pochi commenti.
Nonostante il presidente Obama le avesse scelte come tra le sue favorite, Florida State si è dovuta arrendere a Baylor (70-58) in una partita che era iniziata tutta appannaggio delle Seminoles. È bastato un timeout di coach Mulkie per cambiare le carte in tavola e portare alla vittoria le Lady Bears (e al disappunto di Mister Obama). Intanto Oregon State rendeva onore alla sua prima apparizione nelle Sweet 16 superando per 83-71 De Paul con 38 punti della sua stella, Jamie Weisner.
Le Elite 8 (28 marzo) hanno invece seguito molto di più i pronostici: UConn si è imposta facilmente su Texas per 86 a 65 allungando così ancora la propia striscia vincente e qualificandosi imbattute alle Final Four. Più affascinante e più equilibrata è stata invece la sfida tra Baylor e Oregon State, la seconda e la prima delle rispettive conference. Una partita dura, con continui capovolgimenti che non hai mai avuto una dominatrice e che si è conclusa solo allo scadere grazie a tre liberi di Sydney Wiese e a una difesa serrata che ha lasciato le Lady Bears senza vedere canestro per 2 minuti e 19. Oregon State, con il punteggio di 60 a 57, ha così prenotato uno storico pass per le Final Four; la Elite 8 si rivela nuovamente “maledetta” per Baylor che si ferma a questo traguardo per la terza volta consecutiva.

Tanta anche l’attesa per la sfida tra le due matricole, Washington e Standford anche perché nelle due sfide precedenti di regular season, il computo vittorie era di 1 a testa. Un equilibrio perfetto che però era destinato a terminare. E lo ha fatto a favore della franchigia dello stato del nord che si è imposta per 85 a 76 dopo aver dominato nei primi 20 minuti di gara e subito il ritorno delle californiane che si sono portate a – 4 con pochi minuti ancora sul cronometro. La maggior freddezza di Chantel Osahor e compagne ha fatto però la differenza e regalato il pass alle Huskies.
Infine, nella sfida tutta arancione tra Syracuse e Tennessee, sono state le newyorkesi a dettare i ritmi del gioco e a portarsi avanti in maniera considerevole nel quarto periodo grazie ad una strepitosa Brianna Butler che con tre triple consecutive ha messo la parola fine alla partita che si è poi conclusa per 89 a 67 per Syracuse.
Siamo così arrivati alle tanto attese Final Four che quest’anno si sono giocate il 3 il 5 aprile al Bankera Life Fieldhouse di Indianapolis (Indiana), città che ospita la competizione per la terza volta dopo le edizioni del 2001 e del 2005. Questa del 2016 sarà anche l’ultima edizione le cui fasi si giocheranno a la domenica e il martedì: dal prossimo anno, come per la competizione maschile, si tornerà infatti alla più classica combinazione venerdì/domenica.
A queste Finals si presentano tre squadre al loro debutto assoluto in questa fase finale (Oregon State, Syracuse e Washington) più una che è già arrivata a questo punto per ben nove volte consecutive, una UConn che naturalmente è la favorita alla vittoria finale. Una supremazia che ha fatto storcere il naso a qualcuno e che ha fatto chiedere a molti se l’intero programma non ne stia risentendo. A vedere il numero delle persone presenti e dello spazio dedicato a queste Final Four, si direbbe proprio di no: 15,227 spettatori, numeri impensabili qui in Italia per un match di basket femminile.
La prima partita in programma è quella che vede le campionesse in carica contro le Beavers di coach Rueck, una sfida interessante soprattutto per quel che riguarda il background delle due franchigie. Scott Ruek, quando arrivò sulla panchina di Oregon State nel 2011, aveva ereditato a “clean state”, una descrizione “educata” per quel che era un vero e proprio stato di emergenza del programma. Nove atlete se ne erano appena andate e solo due erano rimaste del precedente gruppo. Rueck organizzò così “open call-outs” ai quali presero parti persino una giocatrice di calcio e una di pallavolo – per intenderci. La squadra da sola è già quindi una ragguardevole storia con la S maiuscola e il fatto che, a soli cinque anni da quei call-outs, le Beavers si trovino a giocarsi una Final Four, è un vero e proprio miracolo. Un miracolo che si è però scontrato contro la dura realtà firmata UConn. Le bocche da fuoco tra le Huskies sono tante… troppe per le Beavers che sono costrette a fare una scelta, in particolare tra Breanna Stewart e Morgan Tuck. La scelta ricade su Stewart che si limita così a soli due punti nel primo tempo, ma Tuck, lasciata libera, ha letteralmente preso la palla al balzo e in appena tre minuti ha messo insieme 10 punti consecutivi scavando un vero e proprio baratro con le avversarie. In meno di 20 minuti UConn si è portata così sul 26 a 17 e ha chiuso in estrema agevolezza sull’80 a 51. La squadra di coach Auriemma ha messo così a segno la 74esima vittoria consecutiva, senza menzionare i 45 punti di media di margine mantenuti in stagione.
Sulla carta, molto più equilibrata è la sfida tra le due newcomers Washington e Syracuse. Da sottolineare il “almeno sulla carta” dato che poi sul campo le Orange hanno dominato per tutta la partita relegando Washington a un ruolo complementare. Classificata quarta nella sua conference, Syracuse non era nemmeno annoverata tra le pretendenti a un posto nella Final Four, men che meno a sbaragliare le Huskies, vittoriose su squadre del calibro di Maryland, Kentucky e Stanford. Syracuse è nota per la sua difesa con pressing a tutto campo e per il suo micidiale turnover; e in questa sfida hanno decisamente mantenuto fede alla loro nomea. Infatti, Washington non è riuscito a prendere fiato tra un’azione e l’altra, rimanendo schiacciata nella tela arancione che ha così portato a ben 18 palle perse e altrettante ribaltamenti di gioco. Il risultato? 20 punti a favore di Plumm e compagne. Ed è stata proprio la guardia newyorkese, Kelsey Plumm a trascinare la sua squadra a questa storica vittoria con 17 punti.
Una vittoria che si traduce nel grido a fine partita di coach Quentin Hill “One More Game” : la finale!
Che dire della finale? Vogliamo parlare del risultato che è stato senza storia? Di un 82 a 51 che forse non spiega quanto Syracuse ci abbia provato ma che ha dimostrato nuovamente quanto UConn sia su un altro pianeta rispetto alle altre? Parliamo allora di alcuni momenti che hanno reso questa partita unica, iniziando dal taglio della retina, l’ultima della sua strabiliante carriera da atleta/studentessa di Brianna Stewart; o del fatto che con questa partita si conclude un ciclo per UConn che forse – e sottolineo forse – sarà difficile da ripetere quando Stewart, Tuck e Morgan lasceranno il programma; o ancora del fatto che era da molti anni che intorno alle finali femminili non si creassero così tante aspettative e un circo mediatico così amplio.
Che si ami o che si odi infatti UConn ha lasciato la sua impronta nella storia della NCAA che secondo lo stesso Auriemma “sarà un’ispirazione, un modello, non solo per tutte le nostre future giocatrici ma per tutte le generazioni future di atlete nella NCAA”.
La domanda rimane quindi una e sola una: riuscirà UConn a mantenere intatta questa sua dinastia anche dopo che le sue tre giocatrici di punta lasceranno?
“Non penso che UConn abbia mai avuto un anno di “ricostruzione. Non penso che il programma “ricostruisca” ma che semplicemente si ricarichi”: parola di Breanna. E se questo è vero….sentiremo parlare delle Huskies ancora per molto e molto tempo.
Ma questa è un’altra storia.

Di Isabella Agostinelli

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